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MIGRANTI, SINDACI DEI NEBRODI IN PRESIDIO DAVANTI ALL’HOTEL

​DALL’UE OK A CODICE DI CONDOTTA DELL’ITALIA PER LE ONG

Sindaci dei Nebrodi sul piede di guerra: dopo l’ingresso di 50 migranti nell’hotel Canguro, nel Messinese, hanno deciso di effettuare un presidio permanente, senza blocchi, davanti all’albergo in attesa di una convocazione della Prefettura. Via libera dell’Ue al codice di condotta delle Ong per i soccorsi in mare: a chi non lo sottoscrive potra’ essere vietato l’attracco nei porti. Orfini: l’hotspot di Civitavecchia serve. Manconi: visti temporanei all’attenzione di Minniti. Giro: nell’ Ue non atti di forza ma negoziato. La Merkel e’ contro il tetto in Germania. Mentre Sarraj annuncia le elezioni in Libia nel 2018. 

Come già prennunciato, l’assemblea dei sindaci dei monti Nebrodi, convocata dal sindaco di Castell’Umberto, ha deciso di proseguire a oltranza il presidio (senza blocchi stradali) dell’ex albergo che, ai confini con il territorio del Comune di Sinagra, ospita una cinquantina di migranti, qui trasferiti dalla Prefettura di Messina. Il presidio sarà tolto solo quando i primi cittadini saranno convocati dal prefetto e riceveranno assicurazioni sullo spostamento in altro luogo degli immigrati, “in una struttura migliore” viene precisato. I sindaci chiedono un “piano serio e responsabile” per l’accoglienza migranti, dichiarandosi pronti a fare la propria parte in tal senso purché fattivamente coinvolti nelle decisioni. 
Primi passi di un ‘codice di condotta’ delle Organizzazioni non governative in materia di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, ma senza il via libera e l’impegno formale delle stesse Ong, il testo abbozzato e sottoposto giovedi’ scorso a una prima valutazione della Commissione Ue rischia di essere inefficace. E’ questo lo stato dell’arte del negoziato, secondo quanto riferiscono all’Agi fonti a conoscenza del dossier. Giovedi’ la Commissione e una delegazione istituzionale italiana composta da rappresentanti delle varie realta’ che sono impegnate sul fronte migranti (tra cui la Marina militare, il Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, la Direzione centrale per l’immigrazione) hanno avuto quello che la portavoce dell’esecutivo comunitario Bertaud ha l’indomani definito “un incontro costruttivo a livello tecnico su una bozza di codice di condotta” per le Ong, con obiettivo che “tutti rispettino il diritto internazionale e che tutti gli operatori cooperino tra loro” nelle operazioni di ricerca e soccorso, aggiungendo “nessuno dice e nessuno ha mai detto che le Ong dovrebbero fermare le loro operazioni. 

Le Ong che aderiranno al codice di condotta avranno la certezza” di poter poi sbarcare nei porti italiani i migranti recuperati in mare. La portavoce aveva anche aggiunto che la tappa successiva e’ “una consultazione (da parte dell’Italia) con le Ong e poi con gli altri Stati membri”, e dunque “meglio aspettare il prodotto finale prima di dissertare su elementi precisi”. Fin qui la portavoce della Commissione Ue. Oggi, da fonti del Dipartimento della Pubblica sicurezza filtra che quell’incontro, che vedeva la partecipazione anche di rappresentanti di Frontex, ha consentito di condividere un testo – di matrice per lo piu’ italiana – che prevede appunto delle regole che disciplinino in futuro l’attivita’ delle Ong nel Mediterraneo centrale. Il codice in via di costruzione prevederebbe indicazioni quali il divieto di entrare in acque libiche, il divieto di trasferire da un’unita’ navale all’altra i migranti soccorsi, la dichiarazione delle fonti di finanziamento, l’obbligo di fornire alle autorita’ di polizia italiane tutte quelle informazioni utili all’attivita’ investigativa sul traffico di migranti. Non sottoscrivere quel codice significhera’ vedersi preclusa la possibilita’ di attraccare sicuramente nei porti italiani e quindi poter far mettere piede in territorio italiano ai migranti soccorsi. Detto questo, ad oggi pero’ tutto e’ ancora dal divenire realta’, e la premessa fondamentale e’ che le stesse Ong devono dire di si’, mettersi intorno a un tavolo e discutere con le altre parti in causa. 

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