Add to Flipboard Magazine.
BREXIT

BREXIT, LONDRA GB RINUNCIA AL SEMESTRE DI PRESIDENZA UE. MAY: ‘LASCIAMO L’UE, NON L’EUROPA’

‘La Gran Bretagna sta uscendo dall’Ue, ma non dall’Europa’. Lo ha detto la neopremier britannica Theresa May nel primo Question Time alla Camera dei Comuni. ‘La nostra cooperazione continuera”, ha aggiunto. Intanto, tuttavia, l’effetto Brexit fa si’ che, in vista dei negoziati per l’uscita dell’Unione, Londra abbia rinunciato al suo semestre di presidenza DEL Consiglio europeo previsto nel 2017. La Bank of England inoltre evidenzia che, dopo il voto, non si registra una frenata dell’economia ma l’incertezza e’ aumentata e le imprese si attendono un impatto negativo nei prossimi mesi. 
La Gran Bretagna rinuncia al suo semestre di presidenza DEL Consiglio europeo previsto per il 2017. Lo ha annunciato un portavoce di Downing Street, secondo cui la decisione e’ stata comunicata nel corso di una telefonata dal premier britannico Theresa May al presidente DEL Consiglio europeo Donald Tusk. ‘E’ la cosa giusta da fare dato che saremo molto impegnati con i negoziati per l’uscita dall’Ue’, ha aggiunto il portavoce.

Il Regno Unito ha rinunciato alla presidenza di turno della Ue nel secondo semestre 2017. La premier britannica Theresa May ha annunciato al presidente permanente della Ue Donald Tusk che il governo “sara’ molto impegnato con i negoziati per lasciare l’Unione europea”, ha indicato un portavoce dell’esecutivo britannico. Il Regno Unito avrebbe dovuto reggere la presidenza semestrale dopo Malta e prima dell’Estonia. Di conseguenza sarebbe anticipata la presidenza estone. Donald Tusk ha accolto favorevolmente la decisione di Londra. Il presidente Ue ha recentemente ribadito di puntare a un “divorzio di velluto: ho detto alla premier britannica che abbiamo bisogno di una Brexit ordinata, calma”. Non e’ detto comunque che sara’ proprio l’Estonia a sostituire Londra: il Belgio si e’ dichiarato pronto ad assumere la presidenza Ue nel secondo semestre 2017.

Il Belgio si è detto pronto a subentrare alla Gran Bretagna nella presidenza di turno dell’Ue prevista nel secondo semestre del 2017, quando saranno ormai in corso i negoziati per la ‘Brexit’: lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri belga, Didier Vanderhasselt.

La “linea dura” della Ue con il Regno Unito dopo il si’ alla Brexit non serve. Lo dice il presidente della Repubblica tedesca, Joachim Gauck, in un’intervista alla Bild pubblicata nel giorno del primo faccia a faccia tra il nuovo premier britannico Theresa May e la cancelliera Angela Merkel, che si terra’ questo pomeriggio a Berlino. “In politica – sostiene il presidente tedesco – e’ sempre bene prendere bene il respiro e cercare il dialogo”. E criticando la scelta di Londra di affidare a un referendum un tema come quello della Brexit, sostiene: “i britannici ora dovranno uscire dalla Ue responsabilmente e pagheranno conseguenze per questo, soprattutto le nuove generazioni. Ma i 27 Paesi rimasti non devono agire anch’essi responsabilmente. In ogni caso supereremo questa crisi. Abbiamo democrazie stabili, una buona crescita e piu’ cose si cui andare d’accordo rispetto a quelle si cui c’e’ disaccordo”.

SCENARI – Divorzio ostile, taglio netto, transizione amichevole e ripensamento: sono quattro possibili scenari per la Brexit immaginati da Alex Barker, capo dell’ufficio di corrispondenza di Bruxelles del “Financial Times”. La premessa e’ che nessun modello – norvegese, canadese, albanese – finora considerato sembra del tutto convincente per le parti; percio’ potrebbe imporsi un modello britannico, una soluzione unica nel suo genere. Nel primo scenario, quello del divorzio ostile, i negoziati falliscono e il Regno Unito esce dall’Unione Europea e dal mercato unico senza un accordo. Quindi compete aggressivamente con i suoi vicini diventando un paese a bassa fiscalita’ e regolamentazione per attrarre imprese su scala globale. Non e’ l’opzione preferita della premier, Theresa May, ma potrebbe verificarsi.

Un taglio netto e’ il secondo scenario. Le relazioni tra il Regno Unito e l’Ue sono abbastanza tese ma sufficientemente solide da arrivare a un accordo sugli scambi e a un regime di transizione sulle tariffe, col voto del Parlamento europeo e le ratifiche delle assemblee nazionali. Questa soluzione per gli interlocutori europei salvaguarderebbe il principio della liberta’ di circolazione delle persone mentre dal punto di vista britannico soddisferebbe la richiesta di una maggiore sovranita’ in materia di immigrazione. Il prezzo economico, pero’, sarebbe piuttosto alto: la perdita del “passaporto” unico dei servizi finanziari e anni di incertezza per definire gli accordi commerciali.

Terzo scenario, la transizione amichevole: in un clima cordiale, si agisce con gradualita’ e si minimizza il danno. Il Regno Unito resta nel mercato unico, ma con alcune condizioni modificate, ad esempio piu’ controllo su alcune politiche, come quella agricola, e un “freno d’emergenza” sull’afflusso degli immigrati comunitari in alcuni settori occupazionali sovraccarichi; mantiene il passaporto dei servizi; contribuisce, ma in misura inferiore, al bilancio dell’Ue; perde ogni influenza politica sulle regole cui continua a essere soggetto. Si tratta dell’opzione di massima continuita’, quella preferita dalla City e dalle grandi imprese. Le concessioni sull’immigrazione, pero’, potrebbero essere troppo per alcuni Stati membri, come la Francia e i Paesi Bassi, e non abbastanza per la Gran Bretagna.

Infine, quarto e ultimo scenario, il ripensamento. Il Regno Unito invoca l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, ma fa marcia indietro prima che l’iter sia completato e resta un membro a tutti gli effetti. L’assunto su cui poggia e’ una controrivoluzione politica; gli elettori potrebbero respingere l’esito dei negoziati di Theresa May o di un altro primo ministro o in un secondo referendum o nelle elezioni politiche. In alternativa potrebbe delinearsi una qualche forma di “appartenenza associata”. Senza un nuovo mandato difficilmente un leader di governo potrebbe cambiare il corso delle cose. La strada, tuttavia, e’ molto lunga: e’ probabile che la Gran Bretagna rimanga nell’Ue almeno fino al 2018-19 e per quella data, dopo le elezioni in Francia, Germania e Olanda, la situazione potrebbe essere molto diversa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *